Per me essere counselor significa offrire uno spazio di chiarezza. Un luogo in cui le persone possono fermarsi, ascoltarsi e dare nome a ciò che vivono senza sentirsi giudicate. Il mio lavoro è accompagnare, non dirigere: aiutare a distinguere ciò che è essenziale da ciò che confonde, a riconoscere le proprie risorse e a trasformare le difficoltà in consapevolezza. Credo nella responsabilità emotiva, nel rispetto dei confini e nella dignità di ogni percorso. Il counselor, per me, è qualcuno che sostiene l'autonomia dell'altro: non dà soluzioni, ma facilita la capacità di scegliere, comprendere e orientarsi.
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